Quarantacinque anni fa, a questa stessa ora, nella cattedrale di Tempio diventavo sacerdote! Oggi, 29 settembre 2024, giungo da voi a La Maddalena per servire le parrocchie di Santa Maria Maddalena e dell’Agonia di nostro Signore Gesù Cristo in Moneta.
Questo dato fa capire che non arrivo giovanissimo. Ma ho solo un rimpianto: non poter raggiungere gli stessi anni di permanenza in mezzo a voi come monsignor Salvatore Capula (63 anni), don Domenico Degortes (51 anni) e don Giuseppe Riva (50 anni). Poi, pensavo, rimanevano qui perché c’erano pochi traghetti… eh, non ci sono altri motivi!
Questo ci dice che i nostri giorni sono nelle mani del Signore e il mio primo pensiero va, adesso, anche a coloro che ci guidano e guardano dal cielo: ai miei genitori e a mia sorella. Ai sacerdoti che hanno servito questa comunità: don Salvatore Capula, don Giuseppe Riva, don Antonello Tumminello, don Paolo Piras, don Raimondo SATTA, e al servo di Dio, maddalenino, Padre Salvatore Vico, di cui mi onoro di essere stato chierichetto.
Un grazie particolare al signor Sindaco Fabio Lai, che mi ha rivolto parole di benvenuto in questa Comunità, e ai quattro sindaci presenti, anche senza fascia, di Luogosanto, Tempio, Calangianus e Perfugas, la mia prima parrocchia; auspico di poter intraprendere con il sindaco di La Maddalena un dialogo costruttivo e una fattiva collaborazione per il bene di questa Comunità.
Un saluto deferente alle gentili autorità civili e militari di ogni ordine e grado, qui presenti: Marina Militare, Carabinieri con la presenza del capitano di Tempio. Vi ringrazio per la vostra presenza, che so essere non soltanto un dovere istituzionale, ma anche, e prima di tutto, la prova tangibile di reciproca stima e amicizia, che spero possano intensificarsi al servizio dell’uomo, del territorio, del bene comune e della Comunità.
Carissimi, il mio saluto affettuoso e sincero giunga al cuore di ciascuno di Voi, come vostro nuovo parroco.
Un doveroso ringraziamento va al mio predecessore, don Andrea Domanski; forse c’è una coincidenza! La prima comunità che l’ha accolto in diocesi, per tanti anni, è stata la mia parrocchia di Perfugas, e proprio grazie a questa amicizia, 20 anni fa, lo accompagnai qui a Moneta per vedere la parrocchia: grazie per quello che hai seminato in questi anni.
L’altro ringraziamento è rivolto ai miei futuri collaboratori, don Adolf e il (giovane) don Domenico: sono certo che sapranno aiutarmi in questo periodo di ambientamento nella nuova realtà.
Un caro saluto ai confratelli sacerdoti presenti. Per questo motivo desidero innanzitutto ringraziare Gesù – sommo ed eterno Sacerdote – che, nonostante la mia età, ha voluto chiamarmi qui, tra di Voi, a confermare la fede, rafforzare la speranza e irrobustire la carità.
Un grazie di cuore alla Comunità parrocchiale di Calangianus, che ho servito per 13 anni e, in particolare, ai fedeli oggi qui presenti, i quali anche in questi ultimi mesi mi hanno manifestato il loro sincero e grande affetto. E un grazie anche a tutte le comunità che ho servito nei 32 anni precedenti: Perfugas, Erula, Bulzi, Tisiennari in unità pastorale e Luras.
Un saluto alle suore di San Vincenzo, che operano da tantissimi anni in questa comunità con una presenza attiva e formativa.
Insieme, cari fedeli, vogliamo percorrere le strade di Dio, per crescere nella fraternità e nella comunione, offrendo una testimonianza bella, coerente e credibile della nostra fede, per essere cristiani per convinzione e non solo per tradizione. Conosciamo tutti le difficoltà che vive il mondo di oggi, sotto tutti i punti di vista; noi cristiani, avendo Gesù come punto di riferimento, siamo chiamati a portare speranza li dove l’uomo l’ha smarrita. Penso alle tante situazioni di sofferenza corporale e spirituale di molta gente, e qua non può mancare il mio saluto e ricordo ai tanti amici detenuti del carcere di alta sicurezza di Nuchis, che ho incontrato e accolto nel mio cuore in questi 10 anni.
Penso alla parrocchia inserita nella Chiesa diocesana, guidata dal nostro vescovo Roberto, che ringrazio per la fiducia che ha riposto in me, non solo in senso formale, ma vitale e concreto; senza questo legame fondamentale, la vita di una comunità rischia di essere sterile. Penso alla parrocchia aperta al confronto e alla collaborazione con le altre parrocchie vicine; le chiusure non fanno crescere, mentre l’apertura alle comunità vicine ci porta a scoprire ciò che il Signore compie al di là dei nostri confini. La collaborazione è un segno importante di comunione concreta con la Chiesa Diocesana. Penso alla parrocchia dove non si delegano le iniziative ma ci si rimbocca le maniche per operare in prima persona, per una comunità matura nella fede e una chiesa capace di superare le divisioni.
Penso ad una parrocchia senza lamentele. Come sostiene Papa Francesco, le lamentele sono un veleno: un veleno all’anima, un veleno alla vita, perché non fanno crescere il desiderio di andare avanti. Vorrei che raggiungessimo il Nobel dell’amore, del servizio, della carità non quello della lamentela.
Vi chiedo di pregare per me, perché sia sempre all’altezza del compito che il Signore mi ha voluto affidare e chiedo anche un atteggiamento di pazienza e comprensione. E di questo vi ringrazio fin da ora.
Invoco la benedizione del Signore, per intercessione di Santa Maria Maddalena su ciascuno di voi, in particolar modo sulle famiglie, sui ragazzi, sui giovani; è bello vedere giovani in divisa e questo, come figlio di militare, mi onora: non siete ospiti, ma partecipi di questa comunità. Infine sugli ammalati, che non sono dei numeri, cari politici, per i vostri calcoli umani e di carriera: lavoriamo tutti insieme per difendere ogni presidio in favore di chi ha bisogno …e sono tanti.
Grazie di cuore a tutti.