(di Gianni Deriu) – Lo scorso 27 settembre, presso il salone parrocchiale di Arzachena si è svolto l’incontro sinodale della forania zonale (zona pastorale della Diocesi di Tempio-Ampurias del nord-est Gallura).

Buona parte delle parrocchie erano rappresentate dai rispettivi sacerdoti e da laici; La Maddalena era presente con una delegazione di otto persone, accompagnate dai nostri presbiteri don Domenico Degortes e da don Adolph Msuya.

L’incontro, che ha già avuto nel passato altri momenti di studio e confronto, anticipa e prepara quello Sinodale Diocesano, programmato per il prossimo 18 ottobre a Tempio.

Nel documento elaborato per questa particolare occasione, in merito alla sinodalità, viene ricordato che “i termini sinodalità e sinodale derivano dall’antica costante pratica ecclesiale del radunarsi in sinodo. Nelle tradizioni delle chiese d’Oriente e d’Occidente, questa parola si riferisce a istituzioni ed eventi che nel tempo hanno assunto forme diverse, coinvolgendo una pluralità di soggetti nella loro varietà. Tutte queste forme sono accomunate dal radunarsi insieme per dialogare, discernere e decidere. Grazie all’esperienza degli ultimi anni, il significato di questi termini è stato maggiormente compreso e più ancora vissuto: sempre più essi sono stati associati al desiderio di una Chiesa più vicina alle persone e più relazionale che sia a casa e famiglia di Dio.”

C’è convergenza più matura sul significato di sinodalità, intesa come cammino missionario dei cristiani “con Cristo e verso il regno di Dio, in unione a tutta l’umanità”, il che comporta “il riunirsi in assemblea, ai diversi livelli della vita ecclesiale, l’ascolto reciproco, il dialogo, il discernimento comunitario, il formarsi del consenso, come espressione del rendersi presente di Cristo vivo nello Spirito e l’assunzione di una decisione in una corresponsabilità differenziata… In termini semplici e sintetici, si può dire che la sinodalità è un cammino di rinnovamento spirituale e di riforma strutturale per rendere la chiesa più partecipativa e missionaria, cioè capace di camminare con ogni uomo e ogni donna irradiando la luce di Cristo”.

Tracciate alcune linee guida, tratte dal Documento finale XVI Assemblea Generale ordinaria Sinodo dei Vescovi – 24.10.2024, dalla bozza del Documento finale del Cammino sinodale della Chiesa in Italia (in attesa di approvazione definitiva, che avrà due passaggi qualificati: la III^ Assemblea Sinodale Nazionale del 25 ottobre p.v. e l’Assemblea CEI del 17 novembre 2025), dalla Sintesi Diocesana della fase profetica sinodale, l’incontro di Arzachena ha voluto mettere in risalto alcuni aspetti principali: richiami ai fondamenti teologici della prassi sinodale, la conversione delle relazioni e dei processi sinodali, la formazione alla sinodalità e alla missionarietà.

Particolare attenzione è stata rivolta ai Consigli Parrocchiali, quali “organismi di partecipazione che costituiscono uno degli ambiti più promettenti su cui agire per una rapida attuazione degli orientamenti sinodali che conduca a cambiamenti percepibili in breve tempo”.

Proprio per una riflessione comunitaria condivisa, sono state proposte alcune domande:

  • Quali sono i segni gli organismi espressivi già presenti nella nostra Chiesa diocesana di partecipazione ecclesiale, comunione e sinodalità? In che misura sono percepiti efficaci?
  • Quali sono gli elementi che impediscono o rallentano i processi di sinodalità nei nostri organismi ecclesiali e pastorali? Quali le cause? Quali i rimedi?
  • Qual è la situazione in ordine alla presenza al funzionamento dei Consigli di partecipazione ecclesiale (parrocchiale e per gli affari economici) nelle comunità parrocchiali della forania?
  • Esistono nelle parrocchie, altre forme di partecipazione alla vita attiva della comunità assimilabili alle precedenti forme istituzionali ed eventualmente come si compongono e come funzionano.
  • Oltre all’obbligatorietà, quali devono essere gli elementi qualificanti dei consigli pastorali?

La suddivisione territoriale della Diocesi in Foranie e Vicariati Urbani mira evidentemente a facilitare cammini pastorali sinergici anche per l’organizzazione di attività comuni tra le parrocchie non solo vicine geograficamente, ma anche simili dal punto di vista sociale e pastorale.

Dai diversi interventi, è emerso l’auspicio affinché il lavoro svolto – e quello ancora da svolgere – portino buoni frutti nelle nostre comunità parrocchiali e pastorali.