(di Luca Impagliazzo) – Oggi, 26 dicembre, si festeggia Santo Stefano, il primo martire, lapidato dall’ira della folla. La sua storia è narrata negli Atti degli Apostoli e qui nella rappresentazione di Pietro da Cortona, che tralascia la violenza della lapidazione per mettere in risalto il momento in cui Stefano pronuncia le sue preghiere: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”.

Vicino a Lui il giovane Saulo, poi Paolo; in alto compare la Trinità, mentre un angelo porge a Stefano la palma del martirio.

Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo: oggi la lapidazione del diacono Stefano, primo martire, e dopodomani la strage dei santi Bambini Innocenti ci parlano in modo eloquente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parlano del prezzo del nostro riscatto, ci parlano delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di Lui. Ci descrivono in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli; ci parlano del peccato del mondo e della storia vera della Chiesa di Cristo.

Si delinea già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male, che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci.

Tutti i persecutori della Chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da S. Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l’ha fecondata di nuovi figli e l’ha resa sempre più sposa degna del martire divino.

Il martirio del santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si “vendica” con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui.

Quanto sono squillanti le parole di S. Stefano: “Signore, non imputare loro questo peccato” …proviamo a farle nostre!