(di Fabiola Lattarulo) – Lo scorso 13 ottobre, l’isola Santa Maria del nostro arcipelago è stata luogo di preghiera, raccoglimento e speranza. Una giornata intensa, segnata dal ricordo del devastante incendio del 10 settembre, che ha distrutto oltre trenta ettari di macchia mediterranea, lasciando una profonda ferita nel patrimonio naturale del nostro territorio.

Per ricordare quanto accaduto e affidare alla preghiera il futuro di questa terra, si è svolto un pellegrinaggio culminato nella celebrazione di una Messa riparativa e di ringraziamento, organizzata dal parroco Don Umberto Deriu, accompagnato dal cappellano militare Don Francesco Bregoli.

Alla celebrazione hanno preso parte le istituzioni civili e militari, con la presenza del sindaco Fabio Lai, della vicensindaca Federica Porcu e del direttore dell’Ente Parco Yuri Donno. Una partecipazione che ha testimoniato la vicinanza delle istituzioni e il valore di una comunità capace di ritrovarsi unita di fronte a una ferita che ha toccato tutti.

Al centro della celebrazione, l’omelia di Don Umberto Deriu, che ha invitato i presenti a vivere questo momento come un’occasione di preghiera, di perdono e di rinnovata responsabilità verso il creato.

Il parroco ha posto l’attenzione sul “silenzio che avvolge oggi questo luogo ferito: un silenzio che sostituisce il canto degli uccelli e riporta alla memoria gli alberi ridotti in cenere, la vegetazione distrutta e la bellezza compromessa dalle fiamme. Un silenzio che invita a fermarsi, ad ascoltare e a riflettere sul rapporto tra l’uomo e la natura.”

Richiamando le parole della Lettera ai Romani, «tutta la creazione geme e soffre», Don Umberto ha ricordato che “la terra non è un oggetto inanimato, ma una realtà che può soffrire a causa delle azioni dell’uomo. La creazione è un dono di Dio affidato alla nostra cura, non una risorsa da sfruttare senza misura.”

Profonda la riflessione sul significato del fuoco. Per il credente, esso richiama lo Spirito Santo, che illumina, riscalda e purifica. Ma il fuoco, quando diventa strumento di distruzione per mano dell’uomo, può trasformarsi nell’espressione dell’egoismo, dell’avidità e della criminalità.

Da qui il forte rimando al «peccato ecologico», con l’invito a chiamare le cose con il loro nome e a riconoscere la gravità degli incendi, soprattutto quando sono di origine dolosa.

“Distruggere un bosco – ha sottolineato il parroco – non significa soltanto perdere alberi e vegetazione: significa ferire la memoria e l’identità di un popolo, di un’isola, privando le generazioni future di un patrimonio prezioso. La natura custodisce la storia dei luoghi e rappresenta una ricchezza che appartiene anche a chi verrà dopo di noi.”

Il messaggio è chiaro: non siamo padroni della terra, ma ospiti e custodi di un dono che abbiamo il dovere di proteggere.

Don Umberto ha quindi rivolto un sentito ringraziamento a tutte le persone e ai Corpi intervenuti per contrastare le fiamme e proteggere la comunità. “Uomini e donne che, con il loro impegno e la loro dedizione, si sono messi al servizio degli altri, diventando – nelle parole del parroco – mani attraverso le quali si manifesta la protezione di Dio.”

L’omelia si è aperta infine a un messaggio di speranza. Il credente, ha ricordato Don Umberto, non è l’uomo della disperazione, ma della speranza: la speranza che, anche dopo una devastazione, la vita possa tornare a germogliare.

Un segno concreto di questa fiducia è stata la recente piantumazione di nuovi alberi insieme ai bambini (presso l’oratorio Don Bosco); un gesto semplice ma ricco di significato, nel quale la rinascita della natura si intreccia con il futuro delle nuove generazioni.

“Come la natura conserva la capacità di rigenerarsi, così anche una comunità ferita può ritrovare la forza di rialzarsi, rimboccarsi le maniche e ricominciare. L’incendio che ha devastato una parte significativa dell’isola deve diventare – ha esortato il parroco – un punto di svolta: un richiamo a trasformare il dolore in un impegno concreto, attraverso la cura quotidiana, la vigilanza condivisa e il rispetto per l’ambiente. Perché la bellezza che Dio ha affidato a ciascuno di noi non sia soltanto ammirata, ma custodita e consegnata alle generazioni future.

Al termine della celebrazione è intervenuto il sindaco Fabio Lai, che ha voluto ringraziare pubblicamente Don Umberto per aver promosso questa importante iniziativa e per aver coinvolto l’Amministrazione comunale e tutte le istituzioni in un momento così complesso per il territorio.

Il primo cittadino ha sottolineato il valore simbolico di Santa Maria, un luogo che recentemente è stato teatro di una grave emergenza, di proporzioni che La Maddalena non vedeva da decenni.

Una prova difficile che, nonostante la sofferenza e la paura, ha saputo riunire l’intera comunità. Quando parla di unità, il sindaco ha precisato di riferirsi davvero a tutti: alle istituzioni, ai Corpi intervenuti durante l’emergenza e ai cittadini che, ciascuno secondo le proprie possibilità, hanno offerto il proprio aiuto o hanno seguito con angoscia le immagini dell’incendio, soffrendo per le ferite inferte alla propria terra.

Un ringraziamento rivolto, dunque, non soltanto a chi ha agito concretamente per arginare le fiamme, ma anche a chi ha vissuto quei momenti con partecipazione e sincera preoccupazione.

Il sindaco ha concluso il suo intervento con un auspicio di rinascita “per questo «pezzo di paradiso», affinché possa riappropriarsi dei colori e della bellezza che il Signore ha donato al nostro arcipelago. Vivere nell’Arcipelago di La Maddalena – ha sottolineato – è un privilegio immenso. Un dono per il quale essere grati, ma che comporta anche una responsabilità precisa: tutelarlo tutti insieme, attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini e un impegno costante nella salvaguardia del patrimonio naturale.”

La giornata sull’isola di Santa Maria, raggiunta dai partecipanti grazie alla gentile disponibilità della M/N Lady Luna, ha rappresentato molto più di un momento commemorativo. È stata un’occasione per ritrovarsi, condividere il dolore per quanto accaduto e rinnovare la speranza in una rinascita possibile.

Le parole di Don Umberto e quelle del sindaco Fabio Lai, pur provenendo da prospettive diverse, si sono incontrate in un messaggio comune: la bellezza del nostro territorio è un dono prezioso, ma la sua salvaguardia richiede responsabilità, rispetto e partecipazione.

La preghiera diventa così anche un invito all’azione.

Ricordare l’incendio significa non dimenticare ciò che è stato perduto, ma soprattutto impegnarsi affinché simili ferite non si ripetano. Significa educare le nuove generazioni al rispetto della natura, sostenere chi lavora per proteggerla e riconoscere che il futuro del nostro arcipelago dipende anche dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Tra le ceneri può nascere un germoglio. E da una ferita può prendere forma una nuova consapevolezza.

Che l’isola di Santa Maria possa tornare a risplendere in tutta la sua bellezza e che questa giornata rimanga per la nostra comunità un segno di fede, gratitudine e speranza: un impegno condiviso a custodire il creato e a proteggere il dono straordinario che ci è stato affidato.